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martedì 2 luglio 2019

Ufficio Artemisia - promozione

                                                                   Promozione UFFICI

Ufficio ARTEMISIA € 400 per un mese per 8 ore giornaliere da lunedì a venerdì
Promozione valida per prenotazione nel mese di LUGLIO
Sala di attesa dedicata all'ufficio Artemisia ed Elicriso
Per info spaziopolivalente@gmail.com


Ufficio Elicriso - Promozione

Promozione UFFICI

Ufficio ELICRISO € 450 per un mese per 8 ore giornaliere da lunedì a venerdì
Promozione valida per prenotazione nel mese di LUGLIO
Sala di attesa dedicata all'ufficio Elicriso ed Artemisia
Per info spaziopolivalente@gmail.com




martedì 19 febbraio 2019

Affitto coworking Pistoia

Ufficio rinnovato da utilizzare anche per il coworking per renderla più accogliente e piacevole....


Ufficio Verbena

Ufficio Verbena





Ufficio arredato, climatizzato, internet cavo wi-fi, noleggio ad ore, mezza giornata, giornata, medio o lungo termine.


Ufficio Artemisia

Ufficio Artemisia




Ufficio arredato, climatizzato, internet rete wi-fi. Disponibile a ore, mezza giornata, giornata o medio/lungo termine. Con sala attesa dedicata.



Ufficio Elicriso

Ufficio Elicriso








Ufficio arredato, climatizzato, internet rete wi-fi. Disponibile ad ore, mezza giornata, giornata o medio/lungo termine. Con sala attesa dedicata.


Sala Scirocco: 4 soluzioni in 1


4 soluzioni in 1 solo ambiente!
* Ufficio
* Sala riunioni 4 posti
* Sala riunioni 6 posti
* Sala riunioni 8 posti








Sala riunioni 8 - 6 - 4 posti attrezzata video, climatizzatore, internet rete wi-fi. Utilizzabile anche per il coworking. A richiesta lavagna.

Per info spaziopolivalente@gmail.com


mercoledì 10 ottobre 2018

CONOSCI PISTOIA? IL GIARDINO ZOOLOGICO

                                CONOSCI PISTOIA?




IL GIARDINO ZOOLOGICO



Il Giardino Zoologico di Pistoia è un parco con oltre 400 animali e 7 ettari di estensione; in continua espansione e rappresenta una delle principali strutture zoologiche in Italia.

Per dimensione e importanza dell'attività didattica e di conservazione delle specie animali, il parco costituisce una delle principali strutture del genere in Italia.

La missione: rappresentare un centro per accrescere nel pubblico la conoscenza della biodiversità e il suo valore per la vita umana.
Ospita circa 400 animali fra mammiferirettiliuccellianfibi e invertebrati, tra cui lemuri del Madagascarleonitigrilupielefanti indianigiraffe, e orsi bruni. Lo zoo è tra i membri fondatori dell'Unione Italiana Zoo e Acquari (UIZA) e membro dell'EAZA.
Dal 2001 il parco ha intrapreso una serie di interventi e di ristrutturazione, realizzando nuove aree per lupi, linci, grandi felini, primati e orsi bruni. Gli spazi sono progettati per assicurare un elevato grado di benessere agli animali presenti e garantire ai visitatori un'ottima visuale in una dimensione naturalistica. Nel 2011 lo zoo ha aperto un'area dedicata ai pinguini africani e data la crescita della colonia, a luglio 2017 ha inaugurato una nuova area più grande denominata Betty's Bay là dove sorgevano le vasche dell'otaria e degli orsi polari.



Il parco partecipa a programmi internazionali di riproduzione delle specie animali minacciate di estinzione coordinati dall'EAZA. Realizza progetti di ricerca in collaborazione con alcune università italiane e programmi mirati alla conservazione degli habitat di origine delle specie presenti al Giardino Zoologico e al sostegno delle comunità che vivono nelle aree interessate.

IERI:
Raffaello Galardini ha inaugurato lo zoo il 19 aprile 1970, assecondando la sua grande passione per gli animali. La sua dedizione ed i continui investimenti gli hanno permesso di vincere la scommessa dando vita ad una struttura istituzionale sostenuta economicamente solo dai visitatori.
Lo zoo nacque con l’intento di mostrare da vicino animali mai visti. Il pubblico di allora, contrariamente a quello di oggi, non aveva la possibilità di scoprire il mondo naturale da documentari, viaggi, riviste, per cui forte era l’interesse per tutto ciò che era esotico e quindi affascinante.

OGGI:
Oggi lo zoo è un luogo dove incontrare gli animali, conoscerli e imparare a proteggerli.
Le attività didattiche sono affidate al Laboratorio della Biodiversità, una struttura che all’interno del parco costituisce il vero e proprio centro didattico.
Il visitatore viene coinvolto in numerose attività attraverso le quali impara come agire per prendersi cura della natura. Una giornata allo zoo è così strumento per scegliere correttamente i propri animali da compagnia o per contrastare il commercio illegale di pappagalli, per conoscere il segreto del volo dei rapaci e scoprire come proteggere gli orsi.






LE 5 COSE DA SAPERE SULLO ZOO:


GLI ANIMALI DELLO ZOO NON SONO PRESI DALLA NATURA
Sono nati qui o provengono da altri zoo. I trasferimenti seguono progetti per la salvaguardia delle specie minacciate o programmi di collaborazione tra zoo.

GLI ZOO LAVORANO INSIEME
L’esperienza per il mantenimento delle specie deriva dal continuo scambio di informazioni tra zoo e la nascita non è sempre un evento eccezionale. In alcuni casi è necessario controllare la riproduzione per non avere troppi individui della stessa specie.

NON CI  SONO FINANZIAMENTI
Il Parco ha come unica fonte di finanziamento l’ingresso dei visitatori, molti dei quali scelgono di abbonarsi per sostenere ancora di più i nostri progetti e valori.

ANCHE TU PARTECIPI AI PROGRAMMI DI CONSERVAZIONE
Entrando finanzi direttamente i  progetti di conservazione in natura. In questi anni siamo impegnati nella tutela del: Lemure catta- Lemure dal naso grande in Madagascar Orso bruno marsicano-Grifone-Aurora dell’Etna-Italia Leontipetco testa nera-Brasile Pinguino africano-Sudafrica Gibbone dalle guance rosa-Vietnam

IN CONTINUA TRASFORMAZIONE
Negli ultimi 15 anni lo zoo ha intrapreso un processo di profonda trasformazione; stanno lavorando per completarlo quanto prima.



CURIOSITA': Gli Zoo in Italia si trovano a: Napoli, Roma, Torino, Pistoia e  Lo Zoosafari di Fasano.





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                     Francesca Funari Melani
                      3490947056






lunedì 3 settembre 2018

CONOSCI PISTOIA? CASALGUIDI e la FIERA DI CASALE

                                  CONOSCI PISTOIA?



CASALGUIDI e la FIERA DI CASALE 




Casalguidi – Il paese e la storia:

Casalguidi è un antico borgo situato nel comune di Serravalle P.se e dista da questo circa 15 km. Per raggiungerlo bisogna percorrere la provinciale Montalbano che da Pistoia conduce a San Baronto ed alle pendici del Montalbano, immerso nella tipica campagna toscana, si trova proprio Casalguidi.
In origine il toponimo era semplicemente “Casale”, che viene usato tutt’oggi, come abbreviazione di Casalguidi dalla maggior parte della popolazione del luogo e delle frazioni vicine.
La Storia
I primi abitanti si stabilirono sulle colline di San Biagio dove costruirono un tempio dedicato a Venere, che dopo la conversione al Cristianesimo fu consacrato a San Romolo.
Questo piccolo centro abitato fu semidistrutto dai Longobardi e passato in mano ai Carolingi e da questi dato in premio ad Ildebrando dei Conti Guidi che aveva partecipato alla prima Crociata con 400 armati e che avrebbe fissato la propria dimora nel luogo dove sorge l’attuale canonica.
Si pensa che sia in epoca cinquecentesca che viene aggiunto il suffisso al toponimo di Casale, trasformando il nome della località in Casalguidi, per rendere testimonianza alla signoria dei conti Guidi.
Da documenti sappiamo che dal 1062, il Vescovo, nel territorio di Casale percepiva le decime della curtis, che comprendeva un castello e vasti possessi fondiari. Il borgo era abitato da una comunità rurale che intorno al 1132 iniziò ad emanciparsi, occupando le terre signorili, controllate più tardi dal comune di Pistoia.
Da questo anno (1132) in un memoriale del vescovo Ildebrando di Pistoia è citata la Pieve, che però risulta ufficialmente registrata solo nel 1218 con bolla Onorio III, che era sorta all’interno del castello, fin dal 1181 munito di mura.
Prima della Pieve esisteva sulle colline sovrastanti l’antica chiesa di San Biagio i cui ruderi sono stati rintracciati di recente e questo nome è legato ad un agglomerato di case.
Nel 1301 il borgo fu distrutto dalle truppe di Corso Donati in marcia su Pistoia, guelfa bianca, e il suo contado, e nel 1318, al momento della pace tra Guelfi e Ghibellini, rimase interdetto ai fuoriusciti di questa fazione.
Casale nel 1382 poté contare su nuove e massicce mura merlate, ma nel 1391 dovette cedere all’assedio di Jacopo del Verme, capitano inviato in Toscana dal milanese Giangaleazzo Visconti, e subire la dura reazione delle truppe fiorentine di Giovanni Acuto, che per reprimere gli attacchi, rase al suolo l’abitato. Il XV secolo fu un periodo di pace, ma anche di impoverimento e calo demografico, turbato verso la fine del secolo ed inizio del successivo dalla sanguinosa rivalità fra le potenti famiglie pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri.
Solo con il governo mediceo queste lotte si attenuarono, fino alla pacificazione imposta da Cosimo I, che istituì delle podesterie nella zona, facendo dipendere Casalguidi da quella di Serravalle.





La Fiera di Casale:

La Fiera di Casalguidi è una manifestazione che ha luogo verso la metà di Settembre, e precisamente il terzo lunedì del mese (giorno dedicato all’antica fiera del Bestiame), da giovedi a martedì..
Le manifestazioni ed esposizioni iniziano il giovedì precedente al terzo lunedì fino al martedì successivo.
Durante questi giorni ci sono varie manifestazioni che si tengono nelle due piazze principali, Piazza Gramsci e Piazza V. Veneto, di solito sfilata di moda, tombole con ricchi premi, la domenica appuntamento con la tradizionale Festa dell’uva con la sfilata dei carri allegorici, musiche e danze popolari, il lunedì intrattenimento con cantanti o cabarettisti noti, ed al martedì estrazione della lotteria con in premio due auto, ed infine il fantastico spettacolo pirotecnico.
Durante questo periodo ci sono esposizioni di articoli di tutti i generi che sono nella Piazza V.Veneto (dietro al Comune), e lungo tutte le vie del paese. Da anni a cura dell’Associazione Comitato Festeggiamenti Fiera di Casalguidi, associazione di volontari del paese, nata per organizzare e gestire questa Fiera, che in ogni edizione si dedicano interamente a svolgere i compiti assegnati con tutte le proprie energie, con amore e dedizione patriottica.





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                     Francesca Funari Melani
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Fonte: Comitato festeggiamenti Fiera di Casalguidi


sabato 18 agosto 2018

CONOSCI PISTOIA? LA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO E LA FESTA DEL 24 AGOSTO

CONOSCI PISTOIA?

LA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO IN PANTANO 

E LA FESTA DEL 24 AGOSTO



CHIESA DI SAN BARTOLOMEO IN PANTANO



La Chiesa di San Bartolomeo in Pantano, certamente uno degli edifici sacri più antichi di Pistoia, deve il suo nome alla fangosità della zona dove venne eretta. L’edificio venne costruito per volere del medico longobardo Gaido Aldo che acquistò un terreno al fine di edificare un monastero in nome di S.Bartolomeo Apostolo, tra il 726 e il 764. Inizialmente il complesso abbaziale comprendeva anche un ospizio per fornire vitto, alloggio ed eventualmente cure mediche ai viandanti e ai poveri della città.
L’edificio nella sua attuale struttura, privo di transetto e con tre navate divise da colonne, fu ricostruito dall’Abate Bono nel 1159. Nel XV secolo, subentrarono i Canonici Lateranensi dell’Ordine di Sant’Agostino (i cosiddetti Rocchettini), e, infine, abolito quest’ordine, nel 1779 fu affidato ai monaci benedettini (più precisamente ai Vallombrosani della Chiesa di S.Michele in Forcole) fino al 1810.

Esterno della Chiesa di San Bartolomeo
Formata da grande bugne di pietra serena, la facciata della Chiesa di San Bartolomeo di Pistoia si caratterizza per le cinque arcate che nella parte centrale sono sorrette da quattro colonne in pietra e ai lati da due lesene; gli archi a tutto sesto bicromi (marmo bianco e verde di Prato) alternano le dimensioni minori all’esterno e al centro, mentre quelli centrali laterali sono più grandi. Due archetti riempiono lo spazio al di sopra degli ingressi laterali.

Interno della Chiesa di San Bartolomeo
L’opera artisticamente più preziosa è sicuramente il Pulpito di Guido Da Como: voluto dall’Abate Simone attorno al 1240, è il vero tesoro romanico prima del passaggio al gotico. È costruito in marmo ed è di forma quadrangolare, divisa in quadri scolpiti a bassorilievo rappresentanti altrettante scene evangeliche. Il tutto poggia su tre colonne: due di queste sono poggiate su due leoni (uno è una femmina che allatta il suo cucciolo, l’altro invece tiene tra le zampe un basilisco) e l’altra su un uomo ricurvo (si pensa sia proprio la rappresentazione dell’autore stesso).






LA FESTA DEL 24 AGOSTO: 
UNZIONE DEI BAMBINI

Pistoia è nota per essere l'unica tra le città toscane a dedicare da secoli un culto particolare a San Bartolomeo, apostolo venerato come protettore dei bambini. Un legame che si è originato in passato, e che ha fatto sì che le madri pistoiesi fossero solite chiamare i bambini più vivaci sambartolomeini, sanbartolomei o semplicemente sammei. I ragazzi più agitati, erano anche quelli con più tagli e "sbucci" sulle gambe, al punto che venivano paragonati al Santo, morto per scorticamento dopo aver convertito il fratello del re d'Armenia, esorcizzandone la figlia. La festa di San Bartolomeo si celebra ogni anno a partire dal pomeriggio del 23 fino alla sera del 24 agosto nella piazza che prende il nome dell'apostolo e nelle vie adiacenti. Caratteristico di questi giorni il rito dell'unzione, una piccola croce tracciata dal sacerdote sulla fronte dei fedeli con olio benedetto, che risale al XV secolo e che si è affermato a Pistoia quando la comunità benedettina di San Bartolomeo venne sostituita dai Canonici regolari lateranensi che diffusero una tradizione di origine umbra. Una volta purificati i fedeli e protetti i bambini, secondo il credo, dagli spiriti maligni, il premio per quest'ultimi è nelle strade adiacenti la chiesa di San Bartolomeo, che ospitano un grande numero di bancarelle piene di giocattoli e di dolciumi. Fra i dolci tipici, famosa è la “corona di San Bartolomeo” fatta con grossi biscotti di pasta frolla chiamati “pippi”, alternati a confetti e cioccolatini, che viene messa al collo dei bambini. Una golosità tipicamente pistoiese. (2)






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                     Francesca Funari Melani
                      3490947056










(1)    Fonte: ViviPistoia.it

lunedì 13 agosto 2018

Noi il mese di AGOSTO siamo APERTI!



Auguriamo a tutti delle splendide vacanze!


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Puoi farlo da noi. 



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giovedì 19 luglio 2018

CONOSCI PISTOIA? FESTA DEL PATRONO SAN JACOPO 25 LUGLIO

CONOSCI PISTOIA? 

FESTA DEL PATRONO SAN JACOPO 

- 25 LUGLIO - 




San Jacopo Apostolo

Giacomo (Jacopo o Iacopo), figlio di Zebedeo e Salome, fu, insieme al fratello Giovanni, uno dei dodici apostoli; comunemente detto il Maggiore per distinguerlo da Giacomo di Alfeo, detto il Minore.
Pescatore fu chiamato da Gesù figlio del Tuono (come il fratello Giovanni), si contraddistinse per lo spiccato carattere, irruento e impetuoso, dopo la Pentecoste predicò il Vangelo in Giudea e Samaria per poi spostarsi fino in Spagna. Una volta ritornato in Gerusalemme, nel 42 d.c.. fu il primo apostolo a subire il martirio di spada, per volere di Erode Agrippa.

A Santiago

Il suo corpo, traslato in Spagna sarà ritrovato molti secoli dopo in una remota località della Galiza, grazie alla miracolosa indicazione di una stella. Da quel momento, il posto, chiamato Campus Stellae divenne con il nome di Santiago de Compostela (in ricordo di San Giacomo, Jago in spagnolo) luogo di pellegrinaggio di numerosi fedeli giunti da ogni parte del mondo.
Nella memoria collettiva e nell’iconografia artistica è comunemente rappresentato con gli attributi tipici del pellegrino, quali il bastone, la zucca, il largo cappello, la bisaccia e la conchiglia (con precisione una capesanta, la valva simbolo del pellegrinaggio a Compostela che, secondo la tradizione, veniva raccolta sulla spiaggia di Finisterre).


Com'è arrivato il culto di San Jacopo a Pistoia?

Il patrono di Pistoia in origine era San Zeno, che fu però soppiantato dal più celebre San Jacopo nel XII secolo, in seguito all'azione di Atto, vescovo di Pistoia.
Durante il suo mandato, la carica vescovile viveva momenti di forte tensione con il nuovo potere comunale ed era minacciata nella sua autorità. Atto, così, che era un uomo di fede ma anche un abile conoscitore dei meccanismi terreni, decise di promuovere un culto già presente in città: quello di San Giacomo, uno dei santi più venerati nel Medioevo.
Approfittando dei suoi buoni rapporti con l'Arcivescovo di Compostela, nel 1144 riuscì addirittura a farsi mandare una reliquia del santo: un (presunto) frammento osseo della testa di Giacomo, che divenne il nuovo patrono della cittadina col nome toscanizzato di San Jacopo.
Questo gesto politico, oltre che religioso, aumentò così in un colpo la rilevanza di Pistoia come meta di pellegrinaggi, i traffici e le entrate che la interessavano e insieme l'autorità del vescovado rispetto a quella del nascente Comune.



La chiesa, edificata come solenne ringraziamento, è da identificarsi con quella di San Iacopo in Castellare (adesso chiusa e da restaurare) la cui storia è indiretta testimonianza del primo embrione del culto jacobeo in Pistoia, molto prima dell’arrivo della reliquia da Compostela. La sacra capsella contenente il frammento di San Giacomo, una volta giunta a Pistoia doveva trovare solenne collocamento in un altare consacrato a ciò “in basilica nostre matris Pistoriensis ecclesia”. Per questo motivo, il presule Atto dette subito disposizione di costruire un altare predisposto a ciò, il quale, a sua volta, sarà più tardi inserito entro una cappella dedicata al santo, ricostruita, dopo l’incendio del 1204, in quelle forme gotiche che manterrà, inalterate, fino alla soppressione ricciana del 1784. La Cappella trovò collocazione nelle prime due campate della navata sinistra della Cattedrale di San Zeno, delimitata da un’elegante cancellata in ferro e dotata di una porta dei pellegrini per l’accesso diretto dall’esterno, ed assumendo, nella sua piena autonomia rispetto al resto dell’edificio che la conteneva.


Grazie a quella reliquia San Jacopo divenne il patrono di Pistoia e il suo culto venne onorato anche con questo interminabile cammino, percorso da tanti pistoiesi, verso la Galizia spagnola.
La festa ricorre il 25 luglio, giorno di celebrazione liturgica nelle città che lo hanno scelto come patrono, tra le quali le diocesi di Caltagirone e di Pistoia.
Con il trascorrere dei secoli gli omaggi al santo sono aumentati anche attraverso le più belle opere d'arte. Prima fra tutti l'altare argenteo che si trova custodito in cattedrale.



La leggenda e la tradizione

E sulla vetta del Duomo, nel 1721, comparve la statua del Santo Patrono, realizzata dallo scultore Andrea Vaccà. E' quella stessa statua che ogni anno, la vigilia del 25 luglio, festa di San'Jacopo, veste un mantellino rosso.
Alfredo Chiti, nella «Guida di Pistoia», scrive «E' antica usanza, di ricoprire con un pastranino o mantelletto rosso scarlatto, la statua del Santo nel giorno della festività». Un'usanza che Chiti colloca fra il 1910 e il 1931.
 Ma perchè? E una leggenda antica a spiegarci il motivo di questa inopportuna vestizione, nel bel mezzo dell'estate. «Pago a tutto caldo», diceva San Jacopo ai creditori, e non pagava mai: si faceva trovare nel mese di luglio con un addosso un mantello di lana rosso.
Questo perchè, dice la leggenda, prima di darsi alla vita spirituale faceva il sensale di cavalli. Acquistava i cavalli al mercato promettendo al venditore di saldare il debito con il sopraggiungere del caldo, allorché si fosse tolto il cappotto.
E quando, in pieno luglio, o sotto il solleone, il venditore si recava da Jacopo per riscuotere il dovuto, lo trovava ancora incappottato e pronto a dichiarare che «l'estate tardava a venire»
Così vuole la leggenda tramandata nel corso dei secoli.
La tradizione popolare volle onorare anche così la capacità del Santo Patrono di convivere con il sacrificio. Poichè è sacrificio sopportare il solleone con un pastrano di lana pesante addosso.
Una figura altissima l'apostolo Giacomo, poi Santiago e per noi pistoiesi Sant'Jacopo, vestito, da quasi un secolo dai vigili del fuoco. Gli unici che possono salire fin lassù con l’autoscala che s’innalza verso la statua. Un momento regalato alla storia religiosa della città. Pochi minuti che acquistano un valore profondamente simbolico, chiaro a tutti.
Il vigile del fuoco, sotto il sole di luglio, indossa la divisa. Non è leggera, come non è leggero il pastranino di lana rossa.
Il vigile del fuoco, anche sotto il sole rovente, si lancia tra le fiamme. Sotto il suo mantello di lana il Santo faceva la carità.
Non sono così lontani dunque, i vigili del fuoco e Sant’Jacopo.
Quel vigile del fuoco che sale sul tetto della Cattedrale con il mantello rosso fra le mani onora il sacrificio più alto, il sacrificio della vita.
Nella tradizione popolare, accanto al pubblico divertimento della fiera e del palio, si snoda tutta una serie di usanze culinarie legate ai pranzi in famiglia fatti di berlingozzi e brigidini, uva saiacopa e mele saiacope, maccheroni all’anatra muta con fagiolini serpentini.




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                     Francesca Funari Melani
                      3490947056