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mercoledì 15 luglio 2020

SALA RIUNIONI A PISTOIA IN SICUREZZA COVID-19

In questo periodo, quando tutto il mondo del lavoro sembra cambiare a causa del Covid-19,  e quella normalità che prima a volte sembrava noiosa adesso ci manca ogni giorno di più, dobbiamo continuare a non perdere di vista l’obiettivo primario che è la tutela della salute di tutti, ma non possiamo fermare il nostro scopo di crescita o mantenimento del nostro business.

Possiamo continuare fare a meno di incontrarci per una riunione di lavoro? Sicuramente no.

Da Spazio Polivalente a Pistoia puoi trovare la sala riunioni in sicurezza Covid-19 adatta al tuo evento.

Se prima la nostra SALA MISTRAL poteva accogliere 14 persone, in comode poltroncine imbottite, con tutto lo spazio necessario per seguire la riunione con presentazioni anche su video:



adesso abbiamo adottato la distanza sociale per la sicurezza Covid-19, ridimensionando la capienza a 8 o 6 persone:



Perché non possiamo fare a meno di vederci di persona e perché nella Sala riunioni Mistral a Pistoia puoi farlo in sicurezza Covid-19?

Ci siamo abituati ad incontrarci su Skype, Teams o Zoom. Le telefonate le abbiamo fatte in videochiamata per poterci vedere almeno da lontano. Abbiamo imparato che lo schermo non è una barriera ma un accesso alla realtà. Certo non possiamo vivere di soli schermi.

Desidero condividere con voi alcune mie esperienze: per lavoro mi solo collegata a webinar organizzati da professionisti che trasmettevano con connessioni ad alta velocità, sebbene si interrompeva l’audio abbastanza spesso (pensiamo a cosa succede a causa di una connessione casalinga o da smartphone). Mi sono collegata, sempre con Zoom,  ad incontri dove venivano fatte proposte informative di collaborazione: ho visto persone attente e interessate, ma anche alcuni che ascoltavano distrattamente, chi addirittura disteso, qualcuno che si è alzato per prendere da bere, a qualcuno è passato dietro (distraendo) altri componenti la famiglia ecc.  Di conseguenza la risposta di questi partecipanti descritti in ultimo è stata negativa, senza avere un interlocutore da guardare negli occhi e non dovendo neppure spiegarne le motivazioni. Per loro non c’è stata la possibilità di un secondo approccio, perché dire un no a distanza è stato facile, in altre parole non è stato neppure necessario un “ci penserò”.

Ho sentito che anche le riunioni dei leader dei paesi industrializzati, tenute in videoconferenza, sono senza scambio di opinioni, ma con la sola lettura dei testi.

Perciò ricordiamoci che possiamo continuare la  produttività, l’intuizione, la progettazione che scaturiscono solo dalla contaminazione, dal contatto, dal confronto spontaneo, istintivo, non programmato, in ambiente in sicurezza. 

Cosa vuol dire in pratica “in sicurezza”: da Spazio Polivalente a Pistoia la Sala Mistral è dotata di finestra per il ricambio aria. Durante una riunione ogni volta che viene fatto un piccolo break (per caffè o altro) arieggiamo la stanza (era nostra abitudine farlo anche prima dell’emergenza, compreso in inverno). Viene chiesto ai partecipanti di mantenere la stessa seduta per tutto lo svolgimento del meeting. Il condizionamento (oltre la pulizia dei filtri) avviene con macchina con presa di aria esterna. L’accesso alla macchina bevande è singolo, mentre la zona accoglienza interna ed esterna coperta offrono la possibilità di un breve momento di chiacchierata. Per non parlare della sanificazione degli ambienti effettuata in conformità alle regole impartite.

Ricordando sempre della mia esperienza in questo periodo, qualche settimana fa sono andata a passeggiare a Firenze. Entrata in un bel negozio, con marchio famoso, in un palazzo prestigioso nelle vie del centro, si percepiva un caldo insopportabile. In breve non potevano accendere l’aria condizionata. Se fosse stato inverno, per esempio, non avrebbero potuto accendere neppure il condizionamento invernale.

In conclusione nella Sala Mistral a Pistoia da Spazio Polivalente, oltre ad essere in un ambiente accogliente e rilassante, senza distrazioni esterne, puoi svolgere il tuo incontro di lavoro di persona, in sicurezza Covid-19.

Chiamaci o contattaci, avrai la soluzione a quanto stai cercando.

lunedì 11 febbraio 2019

CONOSCI PISTOIA? I dolci di Carnevale: i CENCI

CONOSCI PISTOIA?

I dolci di Carnevale: i CENCI



Le chiacchiere, o bugie, o frappe, sono dei tipici dolci italiani preparati solitamente durante il periodo di carnevale, chiamati anche con molti altri nomi regionali. 

Da noi, nel pistoiese, si chiamano CENCI

La tradizione delle chiacchiere probabilmente risale a quella delle frictilia, dei dolci fritti nel grasso che nell'antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo dell'odierno Carnevale.

Buoni, semplici e veloci sono i dolci tipici di questo periodo di Carnevale: da preparare insieme alla famiglia e da mangiare come merenda o dessert (se accompagnati da un buon liquore tipo passito o moscato sono ottimi)

La ricetta??!!
Eccola….fateci sapere se vi sono piaciuti!



Ingredienti:

Farina gr 300, 2 uova intere, Zucchero gr 50, 2 cucchiai Vin Santo, Olio oliva 3 cucchiai, 1 limone (o 1 arancio), Sale, Olio x friggere



Mettere farina a cratere ed al centro tutti gli ingredienti (del limone solo la scorza grattugiata)


Impastare bene tutti gli ingredienti per una decina minuti. Fare una palla e lasciare riposare mezz'ora.



Stendere la pasta con il mattarello sulla spianatoia, circa 2 mm. Fare delle strisce che si taglieranno in diagonale (per avere delle losanghe). Farsi aiutare dalla famiglia...
Friggere in olio bollente, ben dorate, poi metterle ad asciugare foglio carta fritti.


Cospargere con zucchero a velo vanigliato o semolato, accompagnati con Vin Santo 

Tagliandoli con la rotella zigrinata assomigliano di più ai degli ritagli di stoffa, quindi CENCI.


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                     Francesca Funari Melani
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mercoledì 10 ottobre 2018

CONOSCI PISTOIA? IL GIARDINO ZOOLOGICO

                                CONOSCI PISTOIA?




IL GIARDINO ZOOLOGICO



Il Giardino Zoologico di Pistoia è un parco con oltre 400 animali e 7 ettari di estensione; in continua espansione e rappresenta una delle principali strutture zoologiche in Italia.

Per dimensione e importanza dell'attività didattica e di conservazione delle specie animali, il parco costituisce una delle principali strutture del genere in Italia.

La missione: rappresentare un centro per accrescere nel pubblico la conoscenza della biodiversità e il suo valore per la vita umana.
Ospita circa 400 animali fra mammiferirettiliuccellianfibi e invertebrati, tra cui lemuri del Madagascarleonitigrilupielefanti indianigiraffe, e orsi bruni. Lo zoo è tra i membri fondatori dell'Unione Italiana Zoo e Acquari (UIZA) e membro dell'EAZA.
Dal 2001 il parco ha intrapreso una serie di interventi e di ristrutturazione, realizzando nuove aree per lupi, linci, grandi felini, primati e orsi bruni. Gli spazi sono progettati per assicurare un elevato grado di benessere agli animali presenti e garantire ai visitatori un'ottima visuale in una dimensione naturalistica. Nel 2011 lo zoo ha aperto un'area dedicata ai pinguini africani e data la crescita della colonia, a luglio 2017 ha inaugurato una nuova area più grande denominata Betty's Bay là dove sorgevano le vasche dell'otaria e degli orsi polari.



Il parco partecipa a programmi internazionali di riproduzione delle specie animali minacciate di estinzione coordinati dall'EAZA. Realizza progetti di ricerca in collaborazione con alcune università italiane e programmi mirati alla conservazione degli habitat di origine delle specie presenti al Giardino Zoologico e al sostegno delle comunità che vivono nelle aree interessate.

IERI:
Raffaello Galardini ha inaugurato lo zoo il 19 aprile 1970, assecondando la sua grande passione per gli animali. La sua dedizione ed i continui investimenti gli hanno permesso di vincere la scommessa dando vita ad una struttura istituzionale sostenuta economicamente solo dai visitatori.
Lo zoo nacque con l’intento di mostrare da vicino animali mai visti. Il pubblico di allora, contrariamente a quello di oggi, non aveva la possibilità di scoprire il mondo naturale da documentari, viaggi, riviste, per cui forte era l’interesse per tutto ciò che era esotico e quindi affascinante.

OGGI:
Oggi lo zoo è un luogo dove incontrare gli animali, conoscerli e imparare a proteggerli.
Le attività didattiche sono affidate al Laboratorio della Biodiversità, una struttura che all’interno del parco costituisce il vero e proprio centro didattico.
Il visitatore viene coinvolto in numerose attività attraverso le quali impara come agire per prendersi cura della natura. Una giornata allo zoo è così strumento per scegliere correttamente i propri animali da compagnia o per contrastare il commercio illegale di pappagalli, per conoscere il segreto del volo dei rapaci e scoprire come proteggere gli orsi.






LE 5 COSE DA SAPERE SULLO ZOO:


GLI ANIMALI DELLO ZOO NON SONO PRESI DALLA NATURA
Sono nati qui o provengono da altri zoo. I trasferimenti seguono progetti per la salvaguardia delle specie minacciate o programmi di collaborazione tra zoo.

GLI ZOO LAVORANO INSIEME
L’esperienza per il mantenimento delle specie deriva dal continuo scambio di informazioni tra zoo e la nascita non è sempre un evento eccezionale. In alcuni casi è necessario controllare la riproduzione per non avere troppi individui della stessa specie.

NON CI  SONO FINANZIAMENTI
Il Parco ha come unica fonte di finanziamento l’ingresso dei visitatori, molti dei quali scelgono di abbonarsi per sostenere ancora di più i nostri progetti e valori.

ANCHE TU PARTECIPI AI PROGRAMMI DI CONSERVAZIONE
Entrando finanzi direttamente i  progetti di conservazione in natura. In questi anni siamo impegnati nella tutela del: Lemure catta- Lemure dal naso grande in Madagascar Orso bruno marsicano-Grifone-Aurora dell’Etna-Italia Leontipetco testa nera-Brasile Pinguino africano-Sudafrica Gibbone dalle guance rosa-Vietnam

IN CONTINUA TRASFORMAZIONE
Negli ultimi 15 anni lo zoo ha intrapreso un processo di profonda trasformazione; stanno lavorando per completarlo quanto prima.



CURIOSITA': Gli Zoo in Italia si trovano a: Napoli, Roma, Torino, Pistoia e  Lo Zoosafari di Fasano.





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                     Francesca Funari Melani
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lunedì 3 settembre 2018

CONOSCI PISTOIA? CASALGUIDI e la FIERA DI CASALE

                                  CONOSCI PISTOIA?



CASALGUIDI e la FIERA DI CASALE 




Casalguidi – Il paese e la storia:

Casalguidi è un antico borgo situato nel comune di Serravalle P.se e dista da questo circa 15 km. Per raggiungerlo bisogna percorrere la provinciale Montalbano che da Pistoia conduce a San Baronto ed alle pendici del Montalbano, immerso nella tipica campagna toscana, si trova proprio Casalguidi.
In origine il toponimo era semplicemente “Casale”, che viene usato tutt’oggi, come abbreviazione di Casalguidi dalla maggior parte della popolazione del luogo e delle frazioni vicine.
La Storia
I primi abitanti si stabilirono sulle colline di San Biagio dove costruirono un tempio dedicato a Venere, che dopo la conversione al Cristianesimo fu consacrato a San Romolo.
Questo piccolo centro abitato fu semidistrutto dai Longobardi e passato in mano ai Carolingi e da questi dato in premio ad Ildebrando dei Conti Guidi che aveva partecipato alla prima Crociata con 400 armati e che avrebbe fissato la propria dimora nel luogo dove sorge l’attuale canonica.
Si pensa che sia in epoca cinquecentesca che viene aggiunto il suffisso al toponimo di Casale, trasformando il nome della località in Casalguidi, per rendere testimonianza alla signoria dei conti Guidi.
Da documenti sappiamo che dal 1062, il Vescovo, nel territorio di Casale percepiva le decime della curtis, che comprendeva un castello e vasti possessi fondiari. Il borgo era abitato da una comunità rurale che intorno al 1132 iniziò ad emanciparsi, occupando le terre signorili, controllate più tardi dal comune di Pistoia.
Da questo anno (1132) in un memoriale del vescovo Ildebrando di Pistoia è citata la Pieve, che però risulta ufficialmente registrata solo nel 1218 con bolla Onorio III, che era sorta all’interno del castello, fin dal 1181 munito di mura.
Prima della Pieve esisteva sulle colline sovrastanti l’antica chiesa di San Biagio i cui ruderi sono stati rintracciati di recente e questo nome è legato ad un agglomerato di case.
Nel 1301 il borgo fu distrutto dalle truppe di Corso Donati in marcia su Pistoia, guelfa bianca, e il suo contado, e nel 1318, al momento della pace tra Guelfi e Ghibellini, rimase interdetto ai fuoriusciti di questa fazione.
Casale nel 1382 poté contare su nuove e massicce mura merlate, ma nel 1391 dovette cedere all’assedio di Jacopo del Verme, capitano inviato in Toscana dal milanese Giangaleazzo Visconti, e subire la dura reazione delle truppe fiorentine di Giovanni Acuto, che per reprimere gli attacchi, rase al suolo l’abitato. Il XV secolo fu un periodo di pace, ma anche di impoverimento e calo demografico, turbato verso la fine del secolo ed inizio del successivo dalla sanguinosa rivalità fra le potenti famiglie pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri.
Solo con il governo mediceo queste lotte si attenuarono, fino alla pacificazione imposta da Cosimo I, che istituì delle podesterie nella zona, facendo dipendere Casalguidi da quella di Serravalle.





La Fiera di Casale:

La Fiera di Casalguidi è una manifestazione che ha luogo verso la metà di Settembre, e precisamente il terzo lunedì del mese (giorno dedicato all’antica fiera del Bestiame), da giovedi a martedì..
Le manifestazioni ed esposizioni iniziano il giovedì precedente al terzo lunedì fino al martedì successivo.
Durante questi giorni ci sono varie manifestazioni che si tengono nelle due piazze principali, Piazza Gramsci e Piazza V. Veneto, di solito sfilata di moda, tombole con ricchi premi, la domenica appuntamento con la tradizionale Festa dell’uva con la sfilata dei carri allegorici, musiche e danze popolari, il lunedì intrattenimento con cantanti o cabarettisti noti, ed al martedì estrazione della lotteria con in premio due auto, ed infine il fantastico spettacolo pirotecnico.
Durante questo periodo ci sono esposizioni di articoli di tutti i generi che sono nella Piazza V.Veneto (dietro al Comune), e lungo tutte le vie del paese. Da anni a cura dell’Associazione Comitato Festeggiamenti Fiera di Casalguidi, associazione di volontari del paese, nata per organizzare e gestire questa Fiera, che in ogni edizione si dedicano interamente a svolgere i compiti assegnati con tutte le proprie energie, con amore e dedizione patriottica.





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Fonte: Comitato festeggiamenti Fiera di Casalguidi


sabato 18 agosto 2018

CONOSCI PISTOIA? LA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO E LA FESTA DEL 24 AGOSTO

CONOSCI PISTOIA?

LA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO IN PANTANO 

E LA FESTA DEL 24 AGOSTO



CHIESA DI SAN BARTOLOMEO IN PANTANO



La Chiesa di San Bartolomeo in Pantano, certamente uno degli edifici sacri più antichi di Pistoia, deve il suo nome alla fangosità della zona dove venne eretta. L’edificio venne costruito per volere del medico longobardo Gaido Aldo che acquistò un terreno al fine di edificare un monastero in nome di S.Bartolomeo Apostolo, tra il 726 e il 764. Inizialmente il complesso abbaziale comprendeva anche un ospizio per fornire vitto, alloggio ed eventualmente cure mediche ai viandanti e ai poveri della città.
L’edificio nella sua attuale struttura, privo di transetto e con tre navate divise da colonne, fu ricostruito dall’Abate Bono nel 1159. Nel XV secolo, subentrarono i Canonici Lateranensi dell’Ordine di Sant’Agostino (i cosiddetti Rocchettini), e, infine, abolito quest’ordine, nel 1779 fu affidato ai monaci benedettini (più precisamente ai Vallombrosani della Chiesa di S.Michele in Forcole) fino al 1810.

Esterno della Chiesa di San Bartolomeo
Formata da grande bugne di pietra serena, la facciata della Chiesa di San Bartolomeo di Pistoia si caratterizza per le cinque arcate che nella parte centrale sono sorrette da quattro colonne in pietra e ai lati da due lesene; gli archi a tutto sesto bicromi (marmo bianco e verde di Prato) alternano le dimensioni minori all’esterno e al centro, mentre quelli centrali laterali sono più grandi. Due archetti riempiono lo spazio al di sopra degli ingressi laterali.

Interno della Chiesa di San Bartolomeo
L’opera artisticamente più preziosa è sicuramente il Pulpito di Guido Da Como: voluto dall’Abate Simone attorno al 1240, è il vero tesoro romanico prima del passaggio al gotico. È costruito in marmo ed è di forma quadrangolare, divisa in quadri scolpiti a bassorilievo rappresentanti altrettante scene evangeliche. Il tutto poggia su tre colonne: due di queste sono poggiate su due leoni (uno è una femmina che allatta il suo cucciolo, l’altro invece tiene tra le zampe un basilisco) e l’altra su un uomo ricurvo (si pensa sia proprio la rappresentazione dell’autore stesso).






LA FESTA DEL 24 AGOSTO: 
UNZIONE DEI BAMBINI

Pistoia è nota per essere l'unica tra le città toscane a dedicare da secoli un culto particolare a San Bartolomeo, apostolo venerato come protettore dei bambini. Un legame che si è originato in passato, e che ha fatto sì che le madri pistoiesi fossero solite chiamare i bambini più vivaci sambartolomeini, sanbartolomei o semplicemente sammei. I ragazzi più agitati, erano anche quelli con più tagli e "sbucci" sulle gambe, al punto che venivano paragonati al Santo, morto per scorticamento dopo aver convertito il fratello del re d'Armenia, esorcizzandone la figlia. La festa di San Bartolomeo si celebra ogni anno a partire dal pomeriggio del 23 fino alla sera del 24 agosto nella piazza che prende il nome dell'apostolo e nelle vie adiacenti. Caratteristico di questi giorni il rito dell'unzione, una piccola croce tracciata dal sacerdote sulla fronte dei fedeli con olio benedetto, che risale al XV secolo e che si è affermato a Pistoia quando la comunità benedettina di San Bartolomeo venne sostituita dai Canonici regolari lateranensi che diffusero una tradizione di origine umbra. Una volta purificati i fedeli e protetti i bambini, secondo il credo, dagli spiriti maligni, il premio per quest'ultimi è nelle strade adiacenti la chiesa di San Bartolomeo, che ospitano un grande numero di bancarelle piene di giocattoli e di dolciumi. Fra i dolci tipici, famosa è la “corona di San Bartolomeo” fatta con grossi biscotti di pasta frolla chiamati “pippi”, alternati a confetti e cioccolatini, che viene messa al collo dei bambini. Una golosità tipicamente pistoiese. (2)






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                     Francesca Funari Melani
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(1)    Fonte: ViviPistoia.it