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giovedì 19 luglio 2018

CONOSCI PISTOIA? FESTA DEL PATRONO SAN JACOPO 25 LUGLIO

CONOSCI PISTOIA? 

FESTA DEL PATRONO SAN JACOPO 

- 25 LUGLIO - 




San Jacopo Apostolo

Giacomo (Jacopo o Iacopo), figlio di Zebedeo e Salome, fu, insieme al fratello Giovanni, uno dei dodici apostoli; comunemente detto il Maggiore per distinguerlo da Giacomo di Alfeo, detto il Minore.
Pescatore fu chiamato da Gesù figlio del Tuono (come il fratello Giovanni), si contraddistinse per lo spiccato carattere, irruento e impetuoso, dopo la Pentecoste predicò il Vangelo in Giudea e Samaria per poi spostarsi fino in Spagna. Una volta ritornato in Gerusalemme, nel 42 d.c.. fu il primo apostolo a subire il martirio di spada, per volere di Erode Agrippa.

A Santiago

Il suo corpo, traslato in Spagna sarà ritrovato molti secoli dopo in una remota località della Galiza, grazie alla miracolosa indicazione di una stella. Da quel momento, il posto, chiamato Campus Stellae divenne con il nome di Santiago de Compostela (in ricordo di San Giacomo, Jago in spagnolo) luogo di pellegrinaggio di numerosi fedeli giunti da ogni parte del mondo.
Nella memoria collettiva e nell’iconografia artistica è comunemente rappresentato con gli attributi tipici del pellegrino, quali il bastone, la zucca, il largo cappello, la bisaccia e la conchiglia (con precisione una capesanta, la valva simbolo del pellegrinaggio a Compostela che, secondo la tradizione, veniva raccolta sulla spiaggia di Finisterre).


Com'è arrivato il culto di San Jacopo a Pistoia?

Il patrono di Pistoia in origine era San Zeno, che fu però soppiantato dal più celebre San Jacopo nel XII secolo, in seguito all'azione di Atto, vescovo di Pistoia.
Durante il suo mandato, la carica vescovile viveva momenti di forte tensione con il nuovo potere comunale ed era minacciata nella sua autorità. Atto, così, che era un uomo di fede ma anche un abile conoscitore dei meccanismi terreni, decise di promuovere un culto già presente in città: quello di San Giacomo, uno dei santi più venerati nel Medioevo.
Approfittando dei suoi buoni rapporti con l'Arcivescovo di Compostela, nel 1144 riuscì addirittura a farsi mandare una reliquia del santo: un (presunto) frammento osseo della testa di Giacomo, che divenne il nuovo patrono della cittadina col nome toscanizzato di San Jacopo.
Questo gesto politico, oltre che religioso, aumentò così in un colpo la rilevanza di Pistoia come meta di pellegrinaggi, i traffici e le entrate che la interessavano e insieme l'autorità del vescovado rispetto a quella del nascente Comune.



La chiesa, edificata come solenne ringraziamento, è da identificarsi con quella di San Iacopo in Castellare (adesso chiusa e da restaurare) la cui storia è indiretta testimonianza del primo embrione del culto jacobeo in Pistoia, molto prima dell’arrivo della reliquia da Compostela. La sacra capsella contenente il frammento di San Giacomo, una volta giunta a Pistoia doveva trovare solenne collocamento in un altare consacrato a ciò “in basilica nostre matris Pistoriensis ecclesia”. Per questo motivo, il presule Atto dette subito disposizione di costruire un altare predisposto a ciò, il quale, a sua volta, sarà più tardi inserito entro una cappella dedicata al santo, ricostruita, dopo l’incendio del 1204, in quelle forme gotiche che manterrà, inalterate, fino alla soppressione ricciana del 1784. La Cappella trovò collocazione nelle prime due campate della navata sinistra della Cattedrale di San Zeno, delimitata da un’elegante cancellata in ferro e dotata di una porta dei pellegrini per l’accesso diretto dall’esterno, ed assumendo, nella sua piena autonomia rispetto al resto dell’edificio che la conteneva.


Grazie a quella reliquia San Jacopo divenne il patrono di Pistoia e il suo culto venne onorato anche con questo interminabile cammino, percorso da tanti pistoiesi, verso la Galizia spagnola.
La festa ricorre il 25 luglio, giorno di celebrazione liturgica nelle città che lo hanno scelto come patrono, tra le quali le diocesi di Caltagirone e di Pistoia.
Con il trascorrere dei secoli gli omaggi al santo sono aumentati anche attraverso le più belle opere d'arte. Prima fra tutti l'altare argenteo che si trova custodito in cattedrale.



La leggenda e la tradizione

E sulla vetta del Duomo, nel 1721, comparve la statua del Santo Patrono, realizzata dallo scultore Andrea Vaccà. E' quella stessa statua che ogni anno, la vigilia del 25 luglio, festa di San'Jacopo, veste un mantellino rosso.
Alfredo Chiti, nella «Guida di Pistoia», scrive «E' antica usanza, di ricoprire con un pastranino o mantelletto rosso scarlatto, la statua del Santo nel giorno della festività». Un'usanza che Chiti colloca fra il 1910 e il 1931.
 Ma perchè? E una leggenda antica a spiegarci il motivo di questa inopportuna vestizione, nel bel mezzo dell'estate. «Pago a tutto caldo», diceva San Jacopo ai creditori, e non pagava mai: si faceva trovare nel mese di luglio con un addosso un mantello di lana rosso.
Questo perchè, dice la leggenda, prima di darsi alla vita spirituale faceva il sensale di cavalli. Acquistava i cavalli al mercato promettendo al venditore di saldare il debito con il sopraggiungere del caldo, allorché si fosse tolto il cappotto.
E quando, in pieno luglio, o sotto il solleone, il venditore si recava da Jacopo per riscuotere il dovuto, lo trovava ancora incappottato e pronto a dichiarare che «l'estate tardava a venire»
Così vuole la leggenda tramandata nel corso dei secoli.
La tradizione popolare volle onorare anche così la capacità del Santo Patrono di convivere con il sacrificio. Poichè è sacrificio sopportare il solleone con un pastrano di lana pesante addosso.
Una figura altissima l'apostolo Giacomo, poi Santiago e per noi pistoiesi Sant'Jacopo, vestito, da quasi un secolo dai vigili del fuoco. Gli unici che possono salire fin lassù con l’autoscala che s’innalza verso la statua. Un momento regalato alla storia religiosa della città. Pochi minuti che acquistano un valore profondamente simbolico, chiaro a tutti.
Il vigile del fuoco, sotto il sole di luglio, indossa la divisa. Non è leggera, come non è leggero il pastranino di lana rossa.
Il vigile del fuoco, anche sotto il sole rovente, si lancia tra le fiamme. Sotto il suo mantello di lana il Santo faceva la carità.
Non sono così lontani dunque, i vigili del fuoco e Sant’Jacopo.
Quel vigile del fuoco che sale sul tetto della Cattedrale con il mantello rosso fra le mani onora il sacrificio più alto, il sacrificio della vita.
Nella tradizione popolare, accanto al pubblico divertimento della fiera e del palio, si snoda tutta una serie di usanze culinarie legate ai pranzi in famiglia fatti di berlingozzi e brigidini, uva saiacopa e mele saiacope, maccheroni all’anatra muta con fagiolini serpentini.




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                     Francesca Funari Melani
                      3490947056



lunedì 25 giugno 2018

PISTOIA La città del VERDE e del BIANCO

PISTOIA

La città del VERDE e del BIANCO





Questa definizione della città di Pistoia rappresenta le due eccellenze: il verde sono le piante che qui si coltivano e si esportano in tutto il mondo, il bianco  è la nostra biancheria per la casa, ricamata da mani esperte e pazienti.

ARTE ANTICA: Il ricamo si sviluppò nel pistoiese dal XVII secolo, tramandata nel corso dei secoli per opera delle monache dei monasteri di clausura, dei collegi femminili, e poi di vere e proprie scuole-laboratorio di ricamo. I tessuti ricamati erano destinati prevalentemente ai corredi per la casa e alla biancheria personale delle famiglie più ricche, come simbolo di prestigio e agiatezza. Di rilievo anche la produzione di tessuti ricamati per gli arredi e gli abiti d'uso ecclesiastico.

QUANDO: E’ soprattutto, però, a cavallo tra Ottocento e Novecento che la città conobbe una straordinaria fioritura di laboratori e scuole private. Nobildonne e famiglie facoltose, infatti, iniziarono a vedere nel ricamo una possibile fonte di guadagno e non più soltanto un lusso dell’alta società. Tali laboratori, per lo più privati, si proponevano, spesso, il benefico scopo di far acquisire alle giovani meno abbienti un mestiere utile al proprio sostentamento. Pistoia divenne, dunque, un centro di eccellenza e conobbe un notevole sviluppo dell’artigianato locale. Da Quarrata all’inizio del XX secolo fu importato a Santomoro e nella vallata della Bure il ricamo definito “punto Deruta”, produzione poi che si estese ampiamente nelle piccole località del Montalbano fino a Vinci. A Casalguidi prende forma il “punto di Casalguidi o di Casale” con il quale si creavano originali disegni che mettono in relazione due realtà presenti nella zona: quella contadina e l’arte romanica. Questo connubio è ricorrente nella decorazione medioevale e, forse, nella mente di colei che li ideò, i disegni potevano esemplificare le radici storico-artistiche di Pistoia.

ANNI 70: In questo periodo, in tutta Italia, la biancheria per la casa viene esposta e venduta in tutti i negozi di abbigliamento in primavera, nel momento del cambio da invernale a estivo, quando si celebravano i matrimoni, e si chiamava FIERA DEL BIANCO. Le lenzuola ricamate, le tovaglie fresche e profumate di pulito, gli asciugamani ricamati con disegni intonati allo stile del bagno, erano un dono gradito ed un acquisto prezioso.  In questi anni un’importante azienda di Casalguidi sbarca a New York, nel 1972 viene aperto il negozio di Madison Avenue e poi San Francisco, Dallas, Miami, Boston, Palm Beach e Los Angeles. Liz Taylor da tempo immemorabile usava solo lenzuoli creati da questo marchio del colore dei suoi occhi.  La biancheria di Pistoia viene apprezzata in tutto il mondo come la più pregiata e rinomata.


OGGI: la Toscana rappresenta l’11,3 % del totale della produzione italiana del distretto della biancheria della casa. Abbiamo cambiato il modo di acquistare. Parliamo di “cambiamento”, spesso comprando prodotti di qualità inferiore solo perché hanno un prezzo più basso. Credo invece che il cambiamento oggi sia proprio nell’acquisto di un qualcosa di unico, che lasci un ricordo nel tempo a chi viene nella nostra casa ed a noi  del luogo dove è stato prodotto. Per questo molte donne vengono a Pistoia per partecipare a corsi per imparare questa meravigliosa arte, ancora tramandata da sapienti maestre e realizzano da sole degli splendidi oggetti.


Pistoia: A Pistoia c’è il Museo del ricamo, è situato nel Palazzo Rospigliosi ed espone una collezione di ricami, "ricamo sacro" e "ricamo pistoiese", realizzati dal XVII al XX secolo e gli strumenti e le tecniche di lavorazione della tradizionale arte del ricamo pistoiese.
Visitare Pistoia può essere una bella occasione per rilassarsi, in una città ancora a dimensione d’uomo, e magari dedicare un pomeriggio per iniziare ad imparare un’arte antica. 

👉A proposito, nella nostra location si svolgono corsi di questo genere, abbiamo l’ambiente adatto.





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                     Francesca Funari Melani
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